46 secondi di Spalletti che cazzia gli azzurri durante Italia-Albania

Ieri l’Italia è riuscita a battere l’Albania, ribaltando la partita dopo essersela complicata appena poco dopo l’inizio del match.
I gol sono stati di Bastoni e Barella. Il Man of the Match che ha incasinato la difesa albanese è stato Chicco Chiesa.

Ma chi ha svoltato la partita è stato lui, Lucianone, che dalla panchina ha ringhiato sugli Azzurri in campo, per dare una sveglia generale a TUTTI.

46 secondi di pura poesia.

Il gesto con cui Modric ha commosso il mondo (VIDEO)

Ha da poco firmato il suo rinnovo di contratto fino al 2025 con il Real Madrid dopo aver alzato al cielo la sua ennesima Champions League. 

A 40 anni, Luka Modric non ha alcuna intenzione di lasciare il calcio giocato e guida ancora il centrocampo della sua Nazionale croata, con cui nel 2018 arrivò ad un passo dal vincere i Mondiali, cedendo solamente in finale ad una ineluttabile Francia.

Quello che però passò alla storia di quell’incredibile cammino fu il gesto con cui il fantasista croato dimostrò di essere in primis una gran persona, oltre che uno dei migliori giocatori della sua generazione.

Durante i festeggiamenti in patria per la medaglia d’argento ottenuta in Russia, fece salire sul pullman della squadra un ragazzo affetto da una sindrome di down, facendolo divertire insieme a loro come fosse un compagno di spogliatoio.

E quel ragazzo, qualche tempo dopo, decise di ringraziarlo con un video messaggio.

Preparate i fazzoletti prima di aprire in link che vi lasciamo per comodità qui sotto.

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Quando Conte impazzì durante Italia-Spagna (VIDEO)

Italia-Spagna non è mai una partita come le altre.

E per nostra sfortuna, li incontriamo spesso i nostri cugini durante il percorso degli Europei o della Nations League. Contro le Furie Rosse abbiamo vinto una sola partita ufficiale negli ultimi 30 anni (se non consideriamo la vittoria ai rigori di Euro2021 che avvenne a tempi regolamentari e supplementari già conclusi). 

Era il 27 giugno 2016 quando la Nazionale Italiana guidata da un incontenibile Antonio Conte vinse 2-0 contro gli spagnoli grazie alle reti di Chiellini e Graziano Pellè.

Al di là della gioia della vittoria, di quel giorno ricordiamo bene un’altra cosa: le urla e le reazioni esilaranti del neo allenatore del Napoli. 

Se la prese con chiunque e pretese il massimo dai suoi ragazzi; iconica la scena in cui raccolse un pallone perso malamente da Giaccherini e lo cacciò via con tutta l’adrenalina in corpo del momento.

E poi il salto sopra al panchina… vabbè ma invece di stare qui a leggerle, rivediamocele insieme in questi highlights.

Non sappiamo come finirà invece la partita del girone di Euro 2024, ma siamo convinti perlomeno che non mancheranno i gol.

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Gli 11 migliori calciatori albanesi che hanno giocato in Italia

L’Albania, pur essendo una nazione relativamente piccola, ha prodotto numerosi talenti calcistici che hanno lasciato un segno importante anche nel panorama del calcio internazionale.

In particolare, molti calciatori albanesi hanno trovato successo nei nostri campionati italiani, trovando la loro dimensione tra due popoli che spesso hanno condiviso le proprie vite.

Di fatto, anche la Nazionale albanese prima di Sylvinho ha avuto tanti CT italiani, come Edy Reja, Christian Panucci e Gianni De Biasi, che hanno alzato il livello della rosa a loro disposizione.

E tra questi, una buona parte ha militato in Serie A.

Da campioni più o meno affermati a giovani promesse, questi atleti hanno portato con sé la grinta, la tecnica e la determinazione tipiche della loro terra d’origine. 

In questo articolo, esploreremo quali sono gli 11 migliori calciatori albanesi che hanno giocato in Italia, per rinfrescare la nostra memoria in vista del match d’esordio della Nazionale di Spalletti che affronterà sabato sera proprio l’Albania. 

Vediamo quali sono.

#1 Thomas Strakosha: ve lo ricorderete sicuramente tra i pali della Lazio, con una parentesi in prestito alla Salernitana. Da un paio d’anni si è trasferito al Brentford, trovando però molto meno spazio come portiere titolare.

#2 Elseid Hysaj: dopo le giovanili, il terzino albanese ha trovato la sua fortuna in Italia. Da 13 anni infatti milita in Serie A, dove ha vestito le maglie di Empoli, Napoli e Lazio, squadra dove milita attualmente, il che gli hanno permesso di collezionare più di 80 presenze in nazionale.

#3 Berat Djimsiti: è nato e cresciuto in Svizzera, ma i suoi genitori sono albanesi. Dopo aver passato quasi 10 anni a Zurigo, tra giovanili e prima squadra, nel 2016 si trasferisce all’Atalanta. Due anni in prestito in Campania, tra Avellino e Benevento, prima di tornare alla base e diventare un perno della difesa di Gasperini.

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#4 Marash Kumbulla: anche lui, come Djimsiti, possiede una doppia cittadinanza. I suoi natali, infatti, sono di Peschiera del Garda ed è proprio in provincia di Verona che si fa le ossa calcisticamente parlando. Nel 2020 si trasferisce alla Roma per effettuare un salto di qualità nella sua carriera, ma il suo percorso in giallorosso non è dei migliori e in prestito a Sassuolo in questa stagione è tra i protagonisti della retrocessione nero-verde. Agli Europei cercherà il suo riscatto.

#5 Ardian Ismajli: a chiudere questa difesa a quattro ci pensa il terzino destro dell’Empoli, che dopo essersi distinto in Croazia all’Hajduk Spalato, fece il suo approdo nel calcio italiano grazie agli osservatori dello Spezia.

#6 Kristjan Asllani: nasce ad Elbasan, in Albania, ma all’età di due anni si trasferisce con la famiglia in Italia, stabilendosi a Buti, in provincia di Pisa. Da qui inizia una lunga trafila nelle giovanili dell’Empoli e dopo un anno in prima squadra attira i radar dell’Inter che lo portano a Milano.

#7 Ylber Ramadani: il centrocampista in forza al Lecce dal 2023 ha origini kosovare, ma viene al mondo in Germania, più precisamente a Starnberg. In patria compie i primi passi nel mondo del pallone, poi si trasferisce dapprima in Danimarca, poi a Budapest, prima di tornare nel Regno Unito in Scozia e finisce a mangiare i pasticciotti in Salento. Poteva andargli decisamente peggio.

#8 Nedim Bajrami: ha appena vissuto sulla sua pelle la triste retrocessione del Sassuolo in Serie B dopo 10 anni. Non la sua stagione migliore, visto che ad Empoli Bajrami si era distinto per costanza e qualità dietro le punte. Così come Kumbulla, all’Europeo proverà a farci un brutto scherzo.

#9 Rey Manaj: ha giocato praticamente in qualsiasi campionato, alternando le sue esperienze tra Italia e Spagna, ora si gode la vita in Turchia. Al Sivasspor, infatti, Manaj ha realizzato 18 gol in 33 presenze di campionato e dovremo stare attenti al suo fiuto del gol per non rischiare possibili imbarcate.

#10 Igli Tare: il nostro viaggio si sta per concludere con due attaccanti che hanno fatto un pezzo della loro storia in Italia. Il primo è Igli Tare, che si è primo distinto con le maglie di Brescia, Bologna e Lazio, poi come dirigente di quest’ultima ha fatto le fortune di Lotito.

#11 Erjon Bogdani: e il secondo invece è il giocatore albanese che ha realizzato più gol nella nostra Serie A. Con 41 reti Bogdani si è conquistato un posta da inamovibile (o quasi) con la sua Nazionale Albanese, per cui ha giocato per ben 17 anni.

Noi sabato sera, a prescindere dal bene che vogliamo nei confronti dei giocatori albanesi che hanno giocato nei nostri campionati, non possiamo che fare il tifo comunque per la nostra amata Italia.

L’unico punto debole di Messi (VIDEO)

Spesso negli anni abbiamo definito tutti quanti Messi un alieno.

Un giocatore fenomenale da ogni punto di vista, in grado di incantare gli amanti del pallone di tutto il mondo e dimostrando come il suo talento non abbia età.

Negli USA sta ritrovando una seconda vita e sarà il paese in cui disputerà pure la prossima Copa America 2024, giocando quindi, da un certo punto di vista, “in casa sua”.

Lo stesso Lionel, però, è più umano di quello che è sempre sembrato. Anche lui di fatto aveva un punto debole che ha dovuto nascondere nel corso degli anni: l’uso dell’esterno.

Nel video che vi mostreremo qui sotto potrete osservare coi vostri occhi come la Pulce abbia commesso parecchi errori banali, o per meglio dire non dal Messi, usando l’esterno del suo piede per servire i compagni persino ai tempi del suo prime al Barcellona.

Non ci credete? E allora guardate la compilation qui in fondo all’articolo! 

Nel mentre vi ricordiamo che dal prossimo 21 giugno inizierà anche la versione sudamericana dei nostri Europei, vedendo in campo al via proprio l’Argentina campione in carica contro il Canada.

Non abbiamo dubbi sul fatto che la Nazionale Albiceleste possa raggiungere l’ultimo atto anche quest’anno, quindi ci siamo chiesti: chi sarà a dargli filo da torcere in finale? 

Forse è una risposta scontata, ma noi puntiamo proprio sul Brasile!

FINALISTA SI/NO: BRASILE SI

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William Hill: 1,90

Snai: 1,85

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Taarabt ha rivelato perché il Milan non lo riscattò

In sei mesi si prese il Milan, se lo mise sulle spalle e fece letteralmente il cazzo che voleva.

Un giocatore dalla tecnica pazzesca e dall’estro spericolato, che sarebbe voluto rimanere in rossonero per dimostrare finalmente a tutti di poter diventare un campione.

Invece, poi, cadde in depressione.

La storia di Taarabt è una montagna russa di alti e bassi: di recente si è aperto ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, raccontando tutta la verità sull’esperienza sotto i riflettori di San Siro.

In molti si chiedono come mai, dopo 6 mesi di fuoco, non venne riscattato dal QPR. E la risposta non è certo quello che i milanisti vorrebbero sentire…

“Seedorf mi voleva bene, io stavo da Dio. Dopo soli due mesi si parlò del riscatto, ma in estate cambiò tutto. Inzaghi disse ai piani alti di non voler puntare su di me perché preferiva Cerci. Lo rispetto, ma sentirmi dire una cosa del genere no. Ora tutti vedono che carriera sta avendo come allenatore. Suo fratello ha fatto bene, lui invece …”

Noi ve lo avevamo detto che era meglio non saperlo.

E, pur non essendo dei terapisti, abbiamo capito perché poi Adel cadde in depressione.

“C’ho messo 18 mesi a recuperare. Volevo mollare tutto. Immagina di indossare la maglia del Milan, giocare a San Siro, far sognare i tifosi e poi via, tutto finito. Quando sono tornato al QPR, un club che amo e rispetto, ero svuotato. Nella mia testa era impossibile giocare lì”.

Ovviamente stare al fianco di Balotelli in giovane età non lo ha aiutato.

“Una volta arrivò all’allenamento con la Ferrari e il suo rottweiler dentro, a duecento all’ora. Andava così forte che il cane era completamente stordito. Sembrava un gatto. Il dottore gli spiegò che per un cane era deleterio andare forte. Ma avrei mille storie: un’altra volta, prima di una gara contro il Chievo, disse a Pazzini di scendere in campo dall’inizio perché lui non voleva giocare. Ovviamente Mario segnò dopo pochi minuti. Era buono, ma totalmente matto”.

E infine, l’episodio che nessuno avrebbe mai potuto immaginare: la rissa con Kakà.

“So che sembra strano sentirselo dire perché Kaká è il ‘ragazzo perfetto’, ma è successo. Insomma, andò così: esercitazioni, attacco contro difesa, invece di servire Ricky passai il pallone a Balotelli, così lui iniziò a urlarmi addosso.

Rimasi stupito, ma non si fermava, quindi a un certo punto gli ho messo le mani al collo. Io capisco che sei Kaká, ma se urli io perdo la testa. Il giorno dopo, però, lui si scusò e mi portò fuori a pranzo. All’epoca lo spogliatoio aveva dei clan. Alcuni non volevano aiutare Seedorf, altri sì. Io ero nel mezzo”.

In fondo, Adel, ti abbiamo voluto tutti un gran bene e sognavamo che potessi prenderti in mano il Milan nella sua rinascita, ma purtroppo il destino decise che doveva annà così fratellì.

Milan che scenderà in campo per l’ultima volta in questa stagione a San Siro domani sera. E non essendoci più nulla in palio, contro la Salernitana, auspichiamo di vedere una partita piena di gol.

 

MILAN-SALERNITANA: OVER 4.5

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Quella volta che i tifosi del Legia Varsavia hanno trollato la UEFA (VIDEO)

Boccaccio in “Chichibio” — la quarta novella del “Decameron” — spiega bene il concetto di “motto di spirito”: una frase divertente, arguta, pronunciata da una persona al momento giusto per sottrarsi da una situazione difficile. È la celebrazione dell’intelletto dell’uomo che, quando viene messo sotto scacco, riesce con prontezza a reagire, uscendone alla fine vincitore.

È il caso della tifoseria del Legia Varsavia che, nonostante sia tra le più violente e pericolose d’Europa — le loro scorribande in giro per il continente sono finite più volte sui titoli della cronaca nera — ha trovato la chiave per ribellarsi alle sanzioni della UEFA in modo ironico, ma estremamente efficace.

In seguito ai danni causati dagli ultras polacchi a Birmingham prima della partita di Conference fra Aston Villa e Legia Varsavia — che hanno portato a 46 arresti — Ceferin ha deciso di chiudere la curva dei tifosi facinorosi, imponendo loro anche il divieto di andare in trasferta per le cinque gare successive.

Dietro un problema però, si cela sempre un’opportunità e, in occasione della partita in casa contro il Molde, la Zyleta è riuscita a trasformare le proibizioni in uno spettacolo, andato successivamente virale sui social. La solitamente calda curva è vuota, riempita solo da uno striscione che recita Questa volta hai vinto tu, UEFA, a dimostrazione che, per una volta, i tifosi non vogliano creare problemi.

Ma dopo pochi minuti, ecco che dalla tribuna laterale, aperta al pubblico, viene allestita una coreografia (con fuochi d’artificio annessi), la quale mostra un omino di Lego con addosso degli occhiali da sole — thug life — con annessa scritta Sorpresa, figli di pu**ana.

Ancora una volta, gli ultras non hanno perso l’occasione di supportare la loro squadra e, al contempo, hanno mostrato che l’umorismo può essere un’arma più potente e costruttiva della violenza. Anche in situazioni di conflitto, scegliere di rispondere con spirito e creatività può trasformare tensioni in momenti di connessione e celebrazione comunitaria — invece di distruggere tutto.

Il segreto di Dimarco per segnare sulla ribattuta da calcio di rigore (VIDEO)

Al Pacino in “Ogni maledetta domenica” diceva che la vita, come il football, è un gioco di centimetri. Aggiungeva anche che il margine d’errore è ridottissimo, sottolineando la moltitudine di variabili che possono condizionare l’esito di una partita — come dargli torto.

Ora, senza scomodare Al Pacino, quanto viene detto nel film è applicabile ad ogni sport, anche al calcio. Abbiamo visto con i nostri occhi molte partite di cui il risultato è dipeso da piccoli episodi, accortezze, furbizie, centimetri.

Non bisogna per forza pensare a momenti eclatanti: Zidane che tira una testata a Materazzi, Maradona che segna di mano contro l’Inghilterra, no. Sono trucchi più sottili, azioni o casualità che, alla fine, fanno la differenza.

Una messa in pratica più recente delle parole del “fu” Tony Montana è avvenuta ad opera di Dimarco, il quale sa bene che mezzo passo fatto in anticipo o in ritardo, può cambiare tutto.

Durante Inter – Atalanta di pochi mesi fa, il terzino nerazzurro ha infatti segnato un gol grazie a un’intuizione, un cambio di schema: Lautaro sta per battere un rigore e, Dimarco, invece di posizionarsi oltre l’area alle spalle dell’attaccante, inizia a defilarsi lateralmente.

Lo vediamo allontanarsi dal gruppo di colleghi, non per disinteresse, ma per prendere la rincorsa. Non sta passando il tempo sperando che il compagno segni, sta già pensando al dopo, a quello che potrebbe succedere, a come potersi rendere utile — qualcuno direbbe solo che pensa male eh.

I fatti però gli danno ragione: la palla scagliata dal Toro contro la porta viene respinta dal portiere e, casualmente, si muove verso Dimarco, che ribatte in rete — calcolato.

Sapeva che è una questione di spazio, che allontanandosi, sarebbe arrivato più velocemente di tutti gli altri.

Come sottolineava Pacino — che scomodiamo un’ultima volta — , forse, nel calore del momento, tra il fragore del pubblico e il battito accelerato del cuore, ciò che fa davvero la differenza è quell’istinto di anticipare, quel piccolo spostamento, quei pochi centimetri conquistati che trasformano una semplice possibilità in un gol decisivo.

FROSINONE – INTER X:

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Il trucco di Dimarco è stato svelato, per questo magari gli avversari riusciranno a strappare un pareggio. Noi giocheremo questa bolla su Planetwin365che offre una quota piuttosto alta e soprattutto un interessante bonus di benvenuto per i nuovi registrati. Vi ricordiamo che le quote possono essere soggette a variazioni con l’avvicinarsi delle partite. Di seguito vi mostriamo la comparazione dei bonus di benvenuto offerti dai vari bookmakers:

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Le cinque volte in cui Mauro Suma è impazzito in telecronaca (VIDEO)

Nel corso della nostra vita ci sono frasi che, una volta ascoltate, difficilmente riusciremo a dimenticare: nostra madre che ci sveglia per andare a scuola con un è tardii, il professore che pronuncia il nostro nome per l’interrogazione e, infine, i deliri dei telecronisti che, in preda all’emozione, ci regalano enunciati destinati a rimanere nella storia.

Non stiamo parlando di Fabio Caressa e Beppe Bergomi che urlano andiamo a Berlino Beppe o di Trevisani che al gol di Higuain esclama è un mostroo, di quelle se n’è già ampiamente parlato. Oggi vogliamo ricordarvi invece le leggendarie telecronache di Mauro Suma, giornalista e opinionista che, durante le partite della sua squadra del cuore — il Milan — ci ha fatto emozionare e divertire con i suoi commenti.

Vediamo le cinque volte in cui Suma è impazzito durante la telecronaca:

  1. Milan – Bologna: durante i minuti finali del match di Serie A tra le due squadre, che vedeva i rossoneri avanti per 1-0, il sommo Suma, assalito dalla paura che il Milan potesse subire gol da un momento all’altro, iniziò a invocare l’ingresso in campo di Yepes. Cosa c’è di strano? Ripetè per ben UNDICI volte fate entrare Yepes, fate entrare Yepes, chiedendo a gran voce ai tifosi a casa — ma soprattutto a sé stesso — perché non entra Yepes. Insomma, in quello che possiamo quasi definire un delirio alcolico, alla fine il difensore non fu fatto entrare. Per fortuna (del telecronista) il Milan riuscì comunque a vincere.

  2. Milan – Juventus: nel corso della partita un episodio in particolare ha mandato su tutte le furie Suma. In seguito alla traversa di Kalinic, avvenuta nei primi minuti di gioco, il telecronista iniziò a segnalare insistentemente un presunto fallo di mano da parte di Rugani. L’infrazione, come dimostrato dalla moviola in seguito, non c’era, ma ciò non fermò il j’accuse del buon Mauro che, di nuovo, cominciò a urlare manii, manii, ho visto un manii! Ho visto un manii — non proprio un’investigazione alla Sherlock Holmes ecco.

  3. Milan – Genoa: San Siro era appena esploso con un boato di gioia in seguito al gol di Kevin Prince Boateng, quando iniziò a circolare la voce che, nel frattempo, il Cesena avesse pareggiato contro la Juventus — rivale nella corsa scudetto di quell’anno. Grazie a quel risultato i rossoneri avrebbero accorciato le distanze in classifica, portandosi a -1 dai bianconeri. È qui che Suma entrò in God Mode: ha pareggiato il Cesena, ha pareggiato il Cesena! Spoiler: non aveva pareggiato. In un’altalena di emozioni, Mauro, forse a causa dell’adrenalina, non si rende subito conto dell’evidente bufala. Anzi, dichiara anche che il gol in questione fosse stato annullato. Altro spoiler: la rete non era proprio avvenuta, ma ormai il pareggio del Cesena risuona ancora forte in tutti noi.

  4. Milan – Juventus: un altro big match, un’altra occasione per entrare nella storia. Muntari, all’epoca tra le fila rossonere, incornò di testa a colpo sicuro la porta bianconera, iniziando subito ad esultare. Tutto sembrava lineare, era gol, ma Buffon respinse comunque il pallone in campo, cercando di mascherare l’impossibile. Eppure, come tutti sappiamo, non fu così: il gioco continuò a svolgersi normalmente e, come possiamo intuire, il gesto non passò inosservato dal nostro Mauro, che passò velocemente dall’esultare con un gol! Gol! Gol! Sulley! ad un cos’è? Ma non era gol? Ma non era gol? È ripartita la Juve in contropiede, in pochi secondi. Non contento — avendo intuito ormai che la rete non sarebbe stata assegnata — si rivolse direttamente a Gigi Buffon, come a chiedergli un’ammissione di colpa. Gigi, perché non l’hai detto?! Gigi, perché non l’hai detto?! Gigi! Guardami negli occhi, Gigi! Perché non l’hai detto, grande campione, Gigi?! Ma che roba brutta! Chissà se, in un tête à tête, i due avranno mai chiarito.

  5. Inter – Milan: concludiamo con il derby di Milano, una delle più rabbiose telecronache di Suma che, dopo il gol di Icardi al 93° minuto – che decise la gara – si lasciò andare, chiedendo un harakiri sportivo che ci limiteremo, per rispetto, a riportare: Voglio morire in questo momento, voglio morire adesso, senza pietà. Uscita a vuoto di Donnarumma, gol di Icardi. Voglio morire adesso. Una roba pazzesca, una roba che ci perseguiterà per tutta la stagione, Dio mio! Dal nulla, questi cavano fuori gol dal nulla. Danno una pesciata al pallone e noi poi svolazziamo per niente. Incredibile, incredibile! Sono incazzato come una bestia rara! Guarda che cosa facciamo. Guarda, palla nostra, guarda che cosa gli regaliamo. È tutto il campionato che regaliamo gol, e questo è il più crudele, il più brutto, il più beffardo. Vincere di regalo al 93′, pazzesco, pazzesco, pazzesco! Una roba più brutta che più brutta non si può, però la dobbiamo smettere di andare in giro a regalare gol per niente, ragazzi. La dobbiamo smettere di regalare gol per niente. È una roba di un brutto, e questi c’hanno un c*lo che è più grande di una casa. E noi siamo fessi, siamo polli. Siamo i polli più grandi del mondo!

Quella volta che Morimoto stregò lo United a suon di gol (VIDEO)

L’estate del 2006 è rimasta impressa nella mente e nell’anima di tutti gli italiani, non tanto per la vittoria dei Mondiali in Germania, quanto per l’arrivo nel Belpaese di Takayuki Morimoto.

Il 23 luglio 2006 l’attaccante giapponese firmò infatti per il Catania, e da quel momento in poi conquisterà a suon di gol il cuore di tutti i tifosi rosso-azzurri.

Il suo debutto fu storico: entrato all’83°, Banzai impiegò solamente cinque minuti per siglare il suo primo gol, pareggiando così la partita contro l’Atalanta, che fino a quel momento già pregustava la vittoria.

Le prestazioni di Maremoto con la squadra sicula non passarono di certo inosservate, tanto che, a posare lo sguardo sul ‘giovane fuoriclasse’, fu niente poco di meno che Sir Alex Ferguson.

Sì, avete capito bene, nel 2009 la dirigenza dello United voleva a tutti i costi che Morimoto diventasse la nuova arma dei Red Devils.

Alla fine la trattativa sfumò e non se ne fece nulla, ma il solo immaginarci la coppia d’attacco Ronaldo-Morimoto, ci fa scendere una lacrimuccia.