Ancelotti ha “demolito” i giovani allenatori in conferenza stampa (VIDEO)

Giochisti vs Risultatisti.
Teorici vs Pratici.
Tattici vs Creativi.
Guardiolani vs Ancelottiani.

Se per un ventennio abbiamo vissuto il binomio Messi vs CR7, il calcio moderno sembra aver ribaltato sempre più il tema della discussione.
Nonostante l’esplosione dei Mbappé, Haaland, Vinicius ecc che, molto probabilmente, domineranno il calcio europeo e mondiale per i prossimi decenni, negli ultimi anni la discussione calcistica si è spostata sempre più sulle “teorie calcistiche”.

Da Guardiola in poi, gli allenatori hanno iniziato progressivamente a ricevere uno stipendio sempre più alto, ribaltando la concezione per cui il tecnico fosse solo una guida, rendendo così questa figura il vero e proprio top player della squadra allenata.
Da qui, nel calcio moderno ha ormai spopolato la “costruzione dal basso”, con il progressivo accostamento del tatticismo alla “bellezza” del gioco prodotto.

I tifosi sono sempre più esigenti, il calcio scorre a ritmi sempre più elevati e la discussione pubblica si è sempre più spaccata in due tra coloro che pensano che il risultato sia l’unica cosa che conta, e quelli che preferiscono invece vedere una squadra che offra una complessità di gioco maggiore, come sinonimo di qualità.

Tra tatticismo e creatività si è infilato a gamba tesa Carletto Ancelotti, che in conferenza stampa ha parlato di quelli che sono, secondo lui, i problemi dei giovani allenatori.
Secondo lui, l’errore dei giovani tecnici sta tutto nel voler soffocare la creatività dei giocatori attraverso il tentativo di controllarne le prestazioni in ogni frangente del gioco, dove invece andrebbero lasciati liberi di giocare secondo le proprie qualità individuali.


Questo l’interessantissimo discorso di Ancelotti, da cui, sicuramente, uscirete con molti punti di domanda più che con risposte certe.

Quando Ancelotti disse a Gattuso “fai più piano” e lui perse la testa (VIDEO)

Avete presente quel programma in tv dal titolo “mille modi per morire”? Beh, siamo sicuri che se di fronte a Gennaro Ivan Gattuso la sera dell’episodio che stiamo per raccontarvici fosse stata qualsiasi altra persona oltre al mister e amico fraterno Carletto Ancelotti, sicuramente il numero delle morti impossibili sarebbe cresciuto di uno.

Ma andiamo con ordine.

È l’autunno del 2008, si sta giocando il derby di Milano fra rossoneri e nerazzurri con le squadre che vivono due stati d’animo diametralmente opposti: l’Inter ha vinto e convinto durante le prime uscite stagionali e si è già candidata ad essere una delle possibili vincitrici del campionato, il Milan invece sta faticando parecchio nonostante l’arrivo di un fenomeno come Ronaldinho.

C’è anche chi parla di esonero imminente per una leggenda come Ancelotti che, come al solito, ha però più vite di un gatto.

Quando infatti avviene l’episodio che stiamo per raccontarvi, il Milan sta conducendo per 1 a 0, proprio grazie al gol di Ronaldinho, su assist pennellato di Kakà.

Siamo al tramonto del primo tempo e il buon senso vorrebbe che i rossoneri se ne stessero buoni e tranquillidifendere il vantaggio accumulato.

Peccato però che quel peperino di Gattuso non la pensi così: quando “il Trivela” Quaresma riceve spalle alla porta un pallone assolutamente innocuo a pochi metri dalla panchina del Milan, il centrocampista rossonero gli piomba addosso come una furia.

Fallo sacrosanto, giallo da regolamento ed ecco che accade il patatrack. Di fronte all’inutilità del gesto, Ancelotti, favorito dalla vicinanza rispetto all’accaduto, si arrabbia platealmente con Gattuso, urlandogli di calmarsi.

Rino non la prende assolutamente bene e gli grida  di smetterla con un atteggiamento calabrese poco rassicurante. Il resto delle imprecazioni del numero 8 sono probabilmente in dialetto stretto, ma è facile intuire una figura retorica che paragona una delle principali divinità monoteiste con un quadrupede da compagnia e almeno un altro paio di moccoli lanciati ad arte.

Al diavolo le mani sulla bocca, al diavolo il politicamente corretto, Gattuso se la prende talmente tanto con il proprio allenatore che non ne vuole sapere di trattenersi.

Che la lotta sia continuata negli spogliatoi poco dopo o che si sia risolta a baci e abbracci rimane certamente un mistero, certo è che quella sera Ancelotti deve essersela vista proprio brutta.

Milan e Inter son scese in campo ieri, oggi tocca alla Roma di Lukaku e Dybala cercare la vittoria.

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