Il primo goal non si scorda mai | Raccontalo a CB

Raccontalo a CB

Il primo goal non si scorda mai | Raccontalo a CB

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Coordinazione-di-Gallani-che-prova-il-tiro-da-fuori-area

Era sabato, il piatto di pasta appena mangiato era stato forse un po’ troppo poco per me e la mia irrefrenabile fame, ma dovevamo giocare a pallone. Il campionato era quello Provinciale, Giovanissimi, 15 anni.

La maglia era sempre la stessa, la 4, quella preferita, quella del mio giorno di nascita, ma soprattutto, quella del mio ruolo. Davanti la difesa, piedi ottimi, tecnica individuale sopra la media, mancavo però di quella grinta, quel sano agonismo utile per andare avanti e che non avrei in futuro mai avuto.
Me lo rimproveravano tutti, dal mister ai compagni, “Metti il piede!!”, eppure il più delle volte non lo mettevo.
Nonostante quello la fascia da capitano era mia, non per lo spirito da condottiero, ma per l’animo pacioso e il comportamento ineccepibile.
Era una di quelle partite toste nel campionato in provincia di Roma, a 15 anni i parastinchi erano già essenziali, i campi quasi tutti in terra battuta e gli avversari sempre più agguerriti con noi, primi a tre giornate dalla fine del campionato.
Risuonava in testa Sultan of Swing, che Alvaro, dirigente accompagnatore, aveva messo nella sua Multipla, nel viaggio che ci aveva accompagnato al campo. “Con questa segni!” “Alvà è proprio bella ‘sta canzone” “Con questa segni…”

Il primo tempo si chiudeva sullo 0-0, il mister accanito con due tre di noi, uno dei quali ero io, “tirate fuori le palle, siamo più forti”.
La ripresa partiva e mi trovavo a gestire molti palloni, smistavo e dettavo i tempi, fino a quando una deviazione ci faceva guadagnare un calcio d’angolo dalla sinistra.
Andavo per battere mentre il mister faceva cenno al numero 7, mancino naturale, di mettere una buona palla tagliata a uscire. Io che non ero un buon saltatore incoraggiavo al secondo centrale di buttarsi in area, sicuramente avrebbe fatto qualcosa più di me. Rimanevo al limite. Fermo.
La palla tagliata partiva, bassa altezza uomo, facile la respinta del terzino avversario che riusciva solo a colpirla in malomodo, facendola rotolare lenta lenta appena fuori l’area di rigore, davanti i miei occhi.
Senza pensare, collo piede, mezzo esterno, impattavo quasi in modo inaspettato una palla troppo succulenta.
Il tracciante non lo ricordo quasi più, ricordo il portiere a terra e la palla che batteva sotto la traversa per poi andare a gonfiare la rete.
Avevo segnato il mio primo gol. Fuori casa. Con la fascia da capitano. Nella squadra del mio paese. L’anno che avremmo vinto dopo tre settimane il campionato.

Sultan of Swing è oggi la mia canzone preferita, suono la chitarra e non gioco più a calcio. Ma quel gol lo ricorderò per tutta la mia vita.

Un racconto di Luca

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