Dedicato a chi crede che questo sia "solo" calcio

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Dedicato a chi crede che questo sia “solo” calcio

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Le lacrime che ho visto ieri sera sul volto di Barzagli, Bonucci e Buffon sono lacrime vere. Sicuro, loro da domani saranno in vacanza in qualche paradiso tropicale a smaltire la loro tristezza mentre io sarò in ufficio a pensare a quanto è stronzo il mio capo.

Ma in quel momento, quando hai dato tutto e tutto non è bastato, quando non è bastato tenere testa per 120 minuti ai Campioni del Mondo, quando neppure andare oltre i propri limiti è bastato, piangi lo stesso che tu sia ricco o povero, colto o ignorante, professionista o amatore. Le sensazioni che trasmette questo gioco oltrepassano qualsiasi classe sociale. È per questo che il calcio è lo sport più praticato al mondo: di fronte alle emozioni che trasmette un pallone, siamo tutti uguali.

“È solo calcio” ti hanno detto mille volte.
Tu che a calcio ci hai giocato, che hai assaggiato la sconfitta e il fallimento, sai bene che non è solo calcio.
Tu che in una squadra ci sei stato, che hai sentito gli odori forti e pieni di sacrificio di uno spogliatoio diroccato, sai bene che non è solo calcio.
Tu che quel giorno d’inverno in cui ti sentivi il cuore in gola durante le ripetute hai trovato un compagno a darti la carica con una pacca sulle spalle per finire l’ultimo giro di campo, sai bene che non è solo calcio.
Tu che sei uscito dal campo di allenamento con la faccia piena di fango, le gambe stremate e le dita delle mani ghiacciate ma nonostante questo eri felice, perché per un’ora e mezza tutti i tuoi problemi non sono esistiti, sai bene che non è solo calcio.
Tu che hai capito la parola “famiglia” allenandoti tre volte a settimana con persone che si sarebbero buttate nel fuoco per te, sai bene che non è solo calcio.
Tu che hai sentito le gambe tremare prima di una partita importante e hai avuto paura di non essere all’altezza, di non essere abbastanza forte sai bene che non è solo calcio.
Tu che hai preso per mano un tuo compagno aiutandolo a rialzarsi dopo un errore costato un gol, sai bene che non è solo calcio.
Tu che nonostante fossi stremato, dopo quel gol al novantesimo hai fatto uno scatto di 50 metri per andare a prenderti l’abbraccio dei tuoi compagni in panchina, sai bene che non è solo calcio.
Tu che dopo una partita hai sentito tua madre piangere al telefono dopo averle detto che ti trovavi in ospedale, sai bene che non è solo calcio.
Tu che uscendo dallo spogliatoio, col borsone in spalla, dopo una grande partita, hai visto l’orgoglio negli occhi di tuo padre, sai bene che non è solo calcio.
Tu che ad ogni partita ti giri verso la tribuna e ti illudi di poter rivedere quella persona pur sapendo che non c’è più, sai bene che non è solo calcio.
Tu che la notte, prima di andare a dormire ti chiedi cosa sarebbe successo se ci avessi creduto un po’ di più, sai bene che non è solo calcio.
Tu che ogni volta che quel giorno al campetto sotto casa hai conquistato la ragazzina più bella del paese con un gol in rovesciata, sai bene che non è solo calcio.
Tu che ancora senti il tuo nome pronunciato dalle persone in tribuna tra gli applausi dopo un intervento in scivolata, un bel tiro o una grande parata, sai bene che non è solo calcio.
Tu che non puoi più provare queste sensazioni perché un tizio col camice bianco ti ha detto che non potrai mai più toccare un pallone, sai bene che non è solo calcio.
Tu che dopo una partita della Nazionale vedi uomini di trent’anni con gli occhi gonfi e la testa china piangere di fronte ad una telecamera dopo una partita sentendo la loro angoscia entrarti dentro, sai bene che non è solo calcio.

 

Daniele Roselli