Miralem Pjanic, il cecchino

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Miralem Pjanic, il cecchino

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Foto Daniele Buffa/Image Sport

Foto Daniele Buffa/Image Sport

Il padre Fahrudin lo ha salvato, togliendolo dalla guerra in Bosnia.
Grazie a lui il figlio ha scelto di essere un cecchino in campo con un pallone anziché in guerra con un fucile.
La vita di Miralem Pjanic iniza in Lussemburgo.

Qui capisce che con il calcio non avrebbe mai più corso rischi.
I primi tiri li dà nel piccolo club di Schifflange ma un talento simile merita altri palconoscenici.
Ecco allora arrivare la chiamata che gli cambia la vita: il Metz, in Francia.

Basta un solo anno di Ligue 1 a mettere in fila tutte le big europee per questo classe ’90 con Zidane come idolo.
La spunta il Lione, il meglio del calcio transalpino in quel momento. È la svolta. Miralem disegna magie e realizza gol pesanti. Come quello in Champions League al Bernabeu, che fa piangere il Real Madrid.

Ai piedi della Fourvière poi conosce poi Juninho Pernambucano.
Chi è? Ci pensa uno dei migliori a descriverlo, Andrea Pirlo.

«Ho visto come calciava Juninho e ho un po’ evoluto la sua “maledetta”. Mi sono chiesto: “Ma come fa a tirare così?”».

Foto Matteo Gribaudi/Image Sport

Foto Matteo Gribaudi/Image Sport

Pjanic così non si lascia scappare l’occasione, studia dal migliore. I risultati si vedranno.
Il ciclo in Francia intanto finisce, è tempo di varcare le Alpi. C’è la Roma. Nella Capitale Mire mette in mostra tutti gli insegnamenti di Juninho, integrandoli con quelli di un altro specialista come Totti.
In poco tempo diventa “Giotto” e l’incubo dei portieri.

Il giallorosso lo consacra come il miglior tiratore d’Europa, batte anche il duo alieno Messi-Cristiano Ronaldo.

Paragone azzardato? I numeri non mentono: da quando è in Italia, Pjanic ha segnato 13 gol sui calci da fermo, con una percentuale realizzativa superiore al 20%.

“È il migliore, afferma con orgoglio il padre, possiamo dire che nel calcio esistono le punizioni alla Pjanic“.

Anche assist man, nell’ultimo campionato è stato il centrocampista che ha generato più gol . In mezzo, la gioia di partecipare al primo storico Mondiale con la sua Bosnia. Uno così è sempre averlo in squadra che contro, così in estate la Juventus, a caccia del sesto scudetto di fila, decide di sfruttare la clausola rescissoria per strapparlo ai rivali.
E in poco tempo anche i bianconeri esultano con il loro cecchino. Il gol al Chievo e quello al Genoa – seppur inutile – sono gemme da vedere all’infinito.

Ora però c’è la partita che Miralem in estate ha segnato in rosso sul calendario, quella contro la sua Roma. Inutile specificare come abbiano preso il passaggio all’eterna rivale i suoi vecchi tifosi e compagni.

“Mi tengo Strootman e Paredes”, il pensiero di Spalletti parla chiaro. Pjanic resta riconoscente verso chi lo ha consacrato ma se dovesse capitare un calcio di punizione dai 30 metri in giù non si emozionerà.

A Trigoria sanno bene che per lui è come battere un calcio di rigore, ecco perché ci penseranno due volte prima di commettere un ingenuo fallo vicino la loro area, affrontano il migliore. Szczęsny è avvisato.