Jamie Vardy, un operaio nella storia della Premier

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Jamie Vardy, un operaio nella storia della Premier

Scritto da

vardy

Immaginate di essere un calciatore che gioca in una squadra di ottava serie, 30£ di rimborso spese a settimana, tanto fango, ancor più agonismo, turni in fabbrica massacranti, ma soprattutto una caterva di gol.

Dalla fabbrica alla Non-League alla vetta della classifica marcatori della Premier il passo è meno lungo di quello che sembra.
Una storia, quella di Jamie Vardy, che lo ha visto percorrere un viaggio affascinante e intriso di difficoltà che rendono l’attaccante non un semplice calciatore venuto dal nulla, ma molto di più.

Cresciuto nelle giovanili dello Sheffield Wednesday, Vardy porta sulle spalle il peso di una gioventù fatta di goal e situazioni difficili.
Oltre alla fabbrica e ai rimborsi di 30 £ a settimana è infatti passato anche per le aule delle corti di giustizia inglesi.
Otto anni fa è stato condannato per aggressione dopo essere stato coinvolto in una rissa per difendere un amico non udente.
Ha passato mesi a giocare poco più di un tempo a partita: concentrare il massimo dello sforzo in poco tempo e correre a casa per le visite di controllo della polizia era la routine.

Ma Vardy ha sempre saputo che il futuro non è altro che la somma delle nostre scelte passate ed è orgoglioso delle sue decisioni: è sempre andato avanti senza mai guardarsi alle spalle.

Quattro anni con lo Stocksbridge, sessantasei goal in poco più di cento presenze.
Poi l’Halifax e il Fleetwood Town, tutto corre in fretta per Vardy, tutto corre frenetico finché dalla Non League arriva il salto di qualità, il calcio di provincia ormai è veramente troppo stretto.

Fonte: Getty Images

Fonte: Getty Images

Jamie arriva al Leicester City per 1 milione di sterline nel 2012.
Nigel Pearson punta da subito sul nuovo attaccante.
Vardy ricambia con 16 goal in 37 gare, aiutando le Foxes a vincere il campionato e tornare in Premier.

Quattro anni fa Vardy giocava in un campionato poco più che di contea, adesso scende in campo nei templi del calcio contro Aguero, Hazard, Rooney: i campioni che guardava in televisione.
Ma i campi della Premier League non sono come quelli vicino casa: le squadre sono competitive e la porta stretta.
Il primo anno arrivano comunque 5 goal e l’impressione di non essere al culmine del sogno, ma di essere appena all’inizio.

E il destino sembra fatto per Jamie Vardy.
Arriva un allenatore con un grande pedigree, ma reduce da un paio di stagioni fallimentari: Claudio Ranieri.
L’allenatore romano decide di dare in mano a Jamie le chiavi della squadra, esattamente come le aveva nella squadra del dopolavoro solamente cinque anni prima.
Jamie decide non solo di cominciare a segnare, ma di entrare direttamente nella storia della Premier League: realizza 13 goal in 13 partite superando l’impressionante record di Ruud van Nistelrooy.
Tutto questo nel campionato più famoso del mondo.
E alla fine, come se tutto questo non bastasse, la chiamata nella nazionale inglese.

Jamie Vardy è un ragazzo che gioca con lo stesso spirito di quando andava a lavorare di pomeriggio e si allenava alla sera nel campetto vicino a casa, e che alla notte magari alzava un po’ il gomito.
Per questo non possiamo non vederlo con un filo in più di simpatia.
Un ragazzo che ha avverato i propri sogni e che ora sta scrivendo la storia.

In collaborazione Il Calcio Inglese – @BritishFootball