Il diamante di Tocopilla (VIDEO)

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Il diamante di Tocopilla (VIDEO)

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(Photo Jamie McDonald)

(Photo Jamie McDonald)

“Voglio diventare uno dei giocatori più  forti del mondo, ma per riuscirci dovrò migliorare su tutto , soprattutto in fase realizzativa ho ancora tante e tante cose da imparare”.

Un po’ troppo ambizioso Alexis Sanchez, non fosse che dopo quelle dichiarazioni mise ai suoi piedi tutta Italia con la maglia dell’Udinese. Prima contro il Palermo e poi al Sant’Elia contro il Cagliari, ma quello era solo l’inizio.
Da quel giorno diventò chiaro a tutti che la famiglia Pozzo ne aveva combinata un’altra delle sue scovando un diamante grezzo nel bel mezzo del Cile, dove già da ragazzino Alexis stregava tutti quelli che lo vedevano correre in mezzo al campo.
Il primo a credere in lui fu il sindaco di Tocopilla che gli regalò il suo primo paio di scarpe da calcio.

Proprio con quelle iniziò a stupire tutti a tal punto da essere soprannominato “El Niño Maravilla“, per quello che riusciva e riesce ancora oggi a fare in campo con i ragazzi più grandi di lui.

In una recente intervista il suo ex allenatore Guidolin ha raccontato questo aneddoto a proposito dell’intervallo della prima partita che mostrò al mondo Alexis, quel Palermo-Udinese del 2011:

«Mi rivolsi soprattutto ai senatori e dissi loro che bisognava fare le persone per bene e non era il caso di infierire. In campo, però, c’erano, due-tre ragazzotti che non mi davano ascolto, Sanchez su tutti. Dopo un quarto d’ora dovetti sostituirlo perché altrimenti quel giorno avrebbe segnato dieci gol».

Ala, esterno offensivo, trequartista, seconda punta, attaccante: questi i ruoli che ha ricoperto in carriera.
Ma la verità è che ogni allenatore non ha saputo fare a meno del talento del Niño (ormai solo di statura) sempre più maravilla

E se come riporta Romanzo Calcistico un certo Antonio Di Natale ha parlato così di lui, un motivo ci sarà:

“Sapevo che l’Udinese aveva comprato una “promessa” cilena chiamato “Niño Maravilla”. E’ vero però che in Sud America sono abbastanza generosi con i loro soprannomi, e qui a Udine siamo abituati a sentire questo tipo di cose: dopo tutto, la strategia del club è quello di scegliere giocatori sconosciuti, seguirli, analizzarli e poi eventualmente acquistarli. L’impatto di Sanchez però è stato subito impressionante. Sono rimasto stupito ovviamente dalle sue capacità tecniche, ma ciò che veramente mi ha colpito è stato l’approccio che aveva al lavoro di tutti i giorni. Nella mia carriera, ho visto un sacco di giocatori di talento sperperare loro abilità con l’atteggiamento sbagliato, con una sorta di indolenza. Alexis è stato il contrario: non l’ho mai visto distratto, era sempre attento e concentrato, sempre pronto a lavorare di più degli altri per migliorare. È stato anche interessato a quegli aspetti del gioco che i giocatori di talento spesso odiano: gli aspetti tattici, la condizione fisica, il modo di aiutare i centrocampisti e anche i terzini. E questa è probabilmente la cosa che gli ha permesso di diventare uno dei più grandi giocatori al mondo. Unisce qualità individuale ad una volontà di sacrificio incredibile. Sì, è il miglior partner mai avuto nella mia vita calcistica.”