5 lavori che potrebbe fare Sarri al posto dell'allenatore

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5 lavori che potrebbe fare Sarri al posto dell’allenatore

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“Ho visto cose buone da parte dei miei ragazzi”, “Stiamo crescendo”, “Il pallone è rotondo”.

Questo è più o meno tutto il repertorio degli ex giocatori che alla prima esperienza da allenatore si siedono su panchine d’oro, appendono gli scarpini al chiodo preferendo giacca e cravatta, e lindi, pinti ed impomatati vanno davanti alle telecamere dopo l’ennesimo K.O. stagionale.

Mister Sarri è leggermente diverso.

Lui a giacca e cravatta ci era abituato, visto che di mestiere faceva il dirigente per MPS, ma un giorno ci ha rinunciato per far spazio a tuta e scarpe da ginnastica, nei campi di provincia edificati con terra, sudiciume  e poco più.
La sua carriera da allenatore ormai è sotto gli occhi di tutti, ma nel giorno del suo 58esimo compleanno ci siamo chiesti quale carriera ignorante avrebbe potuto avere questo signore in tuta e scarpette, mezzo Napoletano e mezzo Toscano, se avesse deciso di intraprendere strade differenti.

Image Sport

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#1 Venditore di sigarette di contrabbando

Io lo vedo benissimo ad un incrocio seduto su una sedia pieghevole di legno, con la sua tipica sigaretta ammaccata in bocca, che aspetta con sguardo da finto ingenuo il prossimo cliente.
Tu, da buon ignorante squattrinato, accosti il Pandino alimentato ad olio di palma di tuo nonno e chiedi un pacchetto di quelle bulgare, che c’è meno uranio impoverito dentro, e lui ha già pronto tutto per farti arrivare la merce senza essere visto.
Tiki taka rapido tra i complici, verticalizzazione improvvisa sul buco difensivo della vecchietta che passava e gioco di prestigio per centrare il finestrino.
Gli spiccioli che avevi in mano e che puzzavano di povertà mista ad altra povertà ovviamente sono spariti e nemmeno te ne sei accorto.
Due Carabinieri che passavano di lì sono rimasti talmente confusi da arrestare il semaforo.

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#2 Parcheggiatore abusivo

“Maremma buhaiola, e t’ho detto he potevih venì più dietroh! Girah! Girah! A postoh, a postoh! Sono 2 euro a piacere, hapo”. Questo è il copione tipico del Sarri parcheggiatore, rigorosamente abusivo. Lo vedi lì, in tuta e cappellino, nel suo habitat naturale: dietro le tue spalle mentre parcheggi.
Passo felpato e dribbling che neanche Ronaldinho ai tempi del Barcellona, così da riuscire a raggiungerti in ogni situazione senza che tu nemmeno te ne accorga. A dispetto del panzotto alcolico e del fiato intaccato dal fumo riesce sempre a non farsi beccare nell’esercizio della sua nobile professione, ma poi è a te che sale il Gabbiadini furioso  una volta vista la multa per divieto di sosta sul tuo parabrezza. #JeSuisManolo, maremma cinghiala.

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#3 Custode del campetto

Non so voi, ma io come immagine mentale del custode ho quella di Andriy, custode del campetto della mia infanzia.
Col senno di poi ho capito che Andriy, mezzo Ucraino, mezzo Russo e mezzo scemo, altro non era che una sorta di Lulic più studiato.
Sarri incarna tutti i valori che Andriy portava con sé: che ci fosse acqua, vento, sole o neve lui era sempre in tuta nella sua capannetta di legno marcio, con la sigaretta che a dirla tutta sembrava sempre la stessa, scrutava tutti i bambini che giocavano e li disponeva anche in formazioni improbabili.
Immaginate Sarri: 4-2-3-1 con Ciccio, 94 kg a 13 anni, unica punta di sfondamento; 4-3-3 coi bambini dell’asilo, baricentro basso, come ali; 4-4-2 con chiunque davanti, tranne quel bambino bergamasco. Quello sempre in panchina. Così.

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#4 Barista

Sarri è paragonabile ad una di quelle auto affidabilissime, quelle a cui metti i primi 5 euro di benzina dopo un centinaio di Km. Solo che lui va a caffè. Apre il bar alle 5, beve tutto il caffè a disposizione, va in Colombia a piedi a prenderne dell’altro da Zuniga e compagni, torna, ti lancia dietro qualche bestemmia a sciabola ed inizia a lavorare. Già lo vedo il “Bar haffè”, dove se entri e chiedi qualcosa di diverso dall’espresso fatto con la macchinetta della nonna corretto con ruggine e sudore, ti ritrovi in strada. A Bucarest. 7 giorni dopo.

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#5 Maurizio La Seccia

 Per chi non lo sapesse, Seccia vuol dire “sfortuna, malasorte”. Esempio: “Io ho X2 nella partita Poggibonsi – Barcellona e la partita finisce 1-0 con gol al 97esimo. Io ho seccia”. Inoltre, nell’interland napoletano, si è usi affibiare soprannomi alle persone in base al loro vissuto o a qualche caratteristica. Unite le due cose, mettetele in un centro scommesse, aggiungete ignoranza q.b. ed un pizzico di sale. Il risultato sarà un Maurizio Sarri versione scommettitore seriale, uno di quelli che tutto il paese conosce, col domicilio ormai nel centro stesso, amato da tutti ma fortunato quanto una scala reale in una partita a scopa.

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